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Le piscine realizzate con tecniche tradizionali sono semplici da realizzare, durevoli ed ecologiche. E sono anche sicure. 

Uno scavo enorme. Per ogni metro quadrato di specchio d’acqua di una piscina tradizionale bisogna rimuovere circa 1 metro cubo di terreno. Una piscina di 100 metri quadrati significa smaltire più o meno 300 metri cubi di terra.

Tonnellate di ghiaia. Per creare la base di cemento e riempire il perimetro della piscina si usano grandi quantità di ghiaia, spesso estratta da fiumi o cave a cielo aperto. Il terreno intorno continuerà a muoversi e cedere per anni, con il rischio di crepe e avvallamenti.

Pareti che si deteriorano. I pannelli in ferro zincato usati per le pareti sono esposti all’umidità del terreno, che li danneggia rapidamente.

Palificate in cemento armato. Spesso necessarie per sostenere la struttura, sono complesse da realizzare, costose e molto invasive.

Burocrazia lunga e costosa. Permesso di Costruire, Relazione Geologica, deposito al Genio Civile e parcelle dei professionisti coinvolti: mesi di attesa e migliaia di euro solo in pratiche.

Strutture rigide, rischi concreti. Strutture realizzate in cemento armato, per loro natura estremamente rigide, in caso di terremoti o smottamenti sono ad alto rischio.

Pericolose per i più fragili. Il fondo piatto e quindi la stessa massima profondità in qualunque parte della piscina, senza una zona bassa tipo bagnasciuga dove potersi godere momenti di relax, sono una caratteristica potenzialmente pericolosa per bambini, persone con mobilità ridotta e animali.

Acqua sempre fredda. Senza isolamento termico, le piscine costruite con detodologie tradizionali trasferiscono al loro interno l’umidità (e il freddo) del terreno. li risultato è una stagione balneabile molto corta.

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